United States of Tara – Steven Spielberg & Diablo Cody

1. N. Stagioni: 3 (36 episodi)

2. Genere: commedia, drammatico

3. Durata Episodi: 30 m

4. Voto: 8/10

United States of Tara è uno di quei telefilm sottovalutati solo perché di nicchia. Anche io a primo impatto non sono rimasta colpita e ha impiegato un po’ a farsi apprezzare, ma alla fine mi ha lasciato piacevolmente soddisfatta. La serie è ideata niente di meno che da Steven Spielberg e Diablo Cody (la sceneggiatrice di Juno, di cui abbiamo già fatto la recensione); grazie a lei infatti il telefilm ha quella piacevole sensazione di un mondo al femminile e un linguaggio senza peli sulla lingua.
Il telefilm parla di una tipica famiglia americana ad eccezione della madre, Tara, che è affetta da un disturbo dissociativo dell’identità: ha cambi di personalità multipli. Detta così sembra una cafonata, invece è un lenta e chiara denuncia a questo problema che permea interamente la serie mettendo così in risalto anche come persone normali fatichino non solo a crearsi una nuova personalità per ogni situazione, tipo di relazione o ambiente, ma anche a recitare tale parte. A chiarire questo concetto ci viene in aiuto la parola “persona” che è un composto di “per sonat”, dal latino: suona attraverso; ma attraverso cosa risuona la voce di ogni individuo? Attraverso la maschera che egli indossa, non esiste individuo senza maschera, ognuno recita perennemente una parte.

GLI ALTER EGO di TARA:

Nei panni della protagonista troviamo un bravissima Toni Colette che interpreta otto ruoli differenti, uno per ogni personalità di Tara:
Il primo ruolo è se stessa: Tara Gregson, la tipica mamma che si impegna, si arrabbia, che cerca di essere onnipresente per i propri figli ma che, come tutte le mamme, è imperfetta; cerca di tenere in piedi un matrimonio, forse l’unica cosa perfetta della sua vita e che lentamente va a pezzi a causa del suo disturbo.
Il secondo ruolo è quello della personalità che accompagna Tara da tutta la vita: T., una ragazza adolescente che fa casino, beve, si veste “alla moda” , fa sesso con il primo che capita e soprattutto cerca di rovinare il rapporto di Tara con il marito. La prima cosa eccezionale del telefilm è che T., nonostante sia la madre, è anche la migliore amica della figlia proprio perché caratterialmente sono simili, e qui ritorna proprio quello che vi dicevo: grazie a questa sua personalità riesce dove fallisce “l’originale”. Tutte le mamme provano a familiarizzare con le proprie figlie ma ben poche riescono ad avvicinarsi, un po’ per colpa loro un po’ per colpa nostra (in quanto figli), perché vediamo nostra madre come un essere alieno che non potrà mai capire il nostro mondo. Il vantaggio di T. sta proprio in questo: capire i tempi moderni, le esigenze di chi è più “casinaro” senza mai essere bacchettona; e perciò riesce ad avere un eccezionale rapporto con la figlia, proprio come una migliore amica.

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Il terza ruolo è quello della personalità è Buck, un veterano della guerra in Vietnam che beve, fuma, vede video porno e ha una fidanzata. Buck è anche l’unica delle personalità con cui il marito di Tara può parlare e confidarsi, proprio perché è la proiezione del lato maschile della moglie. Quindi almeno in questo caso Tara riesce a far sentire a proprio agio il marito facendolo confidare con “un vero uomo”.

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Il quarto ruolo è quello di Alice, una delle personalità più recenti: moglie perfetta anni ’50, che fa dolci a colazione, pulisce la casa e dispensa morali di vita alla famiglia. Qui invece che essere la migliore amica di qualcuno, è una delle personalità più odiate dalla famiglia perché essendo la sua forma mentis in forte contrapposizione con la morale moderna, non riesce a entrare in sintonia con nessuno.

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Il quinto e il sesto sono ruoli di personalità minori che prendono il sopravvento quando Tara è incazzata e quando è spaventata: la prima è Gimmi, il lato “primordiale” e “animalesco” di Tara, caratterizzato da un impermeabile rosso e dall’urinare sopra le persone che odia mentre dormono; la seconda è Pulcino, il lato “bambinesco” che corrisponde a Tara all’età di cinque anni.
Il settimo ruolo è quello di Shoshana Schoenbaum, la parte più analitica di Tara; tramite essa crede di essere una psicologa famosa a livello mondiale (compare verso la seconda stagione).

UNITED STATES OF TARA (Season 3)

Infine, come ottavo ruolo, c’è Bryce, che segnerà anche la fine della terza stagione e incarna il fratellastro di Tara, dal quale la donna subì gravi abusi nell’infanzia; è un quattordicenne ribelle, alquanto irritante e che si crede ‘stoca**o. Passati nemmeno venti secondi dalla sua prima apparizione già vorrete accoltellarlo.

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Naturalmente Tara sa delle altre personalità, e le altre sanno di Tara; a volte dialogheranno anche tra loro… naturalmente nella mente della protagonista.

I PERSONAGGI:

Oltre alle varie personalità di Tara, a starle sempre accanto c’è la sorella Charmaine (Rosemarie DeWitt), che inizialmente non crede al suo disturbo e quindi interpreta un po’ i pensieri del pubblico, che a causa dell’atmosfera un po’ surreale potrebbero giustamente dubitare di tale disturbo.
Ed è, a parer mio, un personaggio grandioso, spesso ironico, e assolutamente necessario poiché dà voce a tutte quelle domande, scontate e non, che ci facciamo mentre guardiamo il telefilm puntata dopo puntata. Insieme al marito Neil costituisce la arte ironica della serie, cosa non da poco considerando il tema trattato.

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Max (John Corbett) invece è il marito. Perfetto, che non si arrabbia quasi mai ma comunque mai eccessivamente, che difende la propria moglie, che non dà spago a T., che aiuta in cucina Alice, che beve una birra con Buck e accetta che lui abbia una fidanzata, e che soprattutto crede a Tara e al suo disturbo. Solo nel finale sbrocca di brutto, non contro la moglie, ma in maniera ironica.

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Due personaggi fondamentali e che arricchiscono il telefilm sono i figli. Marshall, interpretato da Keir Gilchrist, è il figlio minore dichiaratamente omosessuale e che molto spesso litiga con Alice, l’alterego di Tara, proprio perché donna anni 50 e che quindi non accetta le “nuove usanze” giovanili.
Infine c’è il mio personaggio preferito: Kate (Brie Larson), sorella maggiore che ha come amica T. . E’ un personaggio importantissimo poiché è l’unica che non accetta la condizione familiare e così cerca di emanciparsi cercando di guadagnare qualche soldo e trovando la sua strada, come del resto è normale e cerchiamo di fare tutti noi.

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Come già detto, questo telefilm può sembrare una buffonata se preso alla leggera; in realtà è un documento su chi soffre di disturbo di personalità. Un suo gran punto di forza è sicuramente l’abilità di recitazione di Toni Colette, eccezionale e bellissima.

SPOILERISSIMI RIOMARE: L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ insoddisfatta è il finale, che non è una vera e propria fine ed è priva di senso poiché quando la protagonista sembra ormai aver risolto i propri problemi ecco che si arrende e decide di farsi ricoverare; ma l’accetto comunque.

Perciò vi consiglio di vederlo senza pregiudizi e soprattutto gustandovi tutti quei piccolissimi particolari che lo rendono unico, cercando di andare avanti senza fermarvi al “ma non è possibile”. Solo così riuscirete a godervelo fino in fondo.

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-TGirl-

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Firefly (2002-03) – Joss Whedon

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1. N. Stagioni: 1 (14 episodi)

2. Genere: western-fantascientifico

3. Durata Episodi: 45m

4. Voto: 9/10 (perché incompleto)

Firefly è una serie televisiva western-fantascientifica, andata la prima volta in onda in USA e Canada nel 2002, ma interrotta dopo il quattordicesimo episodio a causa dei bassi ascolti. Anche se la serie fu un flop, secondo me è una delle serie televisive più belle mai viste prima e fortunatamente dopo la sua chiusura uscì un film “conclusivo”.

Prima di tutto parliamo dell’ideatore: Joss Whedon, famosissimo per la sua prima serie televisiva, ovvero Buffy l’Ammazza Vampiri, e per il suo ultimo film, The Avengers (in seguito ha diretto anche il suo relativo spin off Agents of S.H.I.E.L.D.).

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Il Whedonverse, ovvero l’universo creato da Whedon è speciale perché è uguale e diverso in ogni lavoro. In Firefly,
come in Buffy, emergono i temi cari all’autore: il femminismo, l’enorme forza d’animo dei personaggi, l’identità fisica e
il conflitto con il proprio io, l’educazione ricevuta dalla famiglia e tutto quello che ci influneza ogni giorno.
Forse con Firefly, Whedon aveva ancora più focalizzato l’attenzione sugli argomenti in questione, aveva eliminato il superfluo e creato i personaggi perfetti; infatti la forza di questa serie sta proprio nei personaggi.

Passiamo alla trama.
La serie è ambientata nel 2517, dove la Terra ha due sole superpotenze, gli Stati Uniti e la Cina unite nell’”Alleanza”.
In questo scenario si aprono le vicende dell’astronave da trasporto Serenity (da cui il titolo del film e dell’episodio pilota) e del suo equipaggio in un’ambientazione sci-fi/western, dove l’uomo ha colonizzato pianeti e lune dopo aver reso la Terra un posto inospitale a causa della sovrappopolazione e dello sfruttamento eccessivo delle risorse e come sempre accade furono i ricchi a ottenere i mondi più floridi mentre agli altri non restò che vivere al margine su pianeti secchi e desolati.
Il sergente Malcom “Mal” Raynolds (Nathan Fillion) e la sua compagna d’armi Zoe Washburne (Gina Torres) dopo che combatterono per l’indipendenza dei pianeti periferici da quelli centrali e furono sconfitti, decisero di iniziare
una vita come commercianti con la nave da trasporto modello Firefly, battezzata Serenity, con l’obiettivo di integrarsi il meno possibile nella società imposta dai nuovi governanti e di vivere per sempre nello spazio come clandestini piuttosto che sulla terra come uomini costretti a sottostare a regole oggettivamente ingiuste. f7cd3bfde0896c64c64edd59015c0ac6

Oltre a loro due, ad accettare questa vita “pirata” ci sono il pilota Hoban “Wash” Washburne sposato con Zoe, il meccanico Kaylee Frye, una ragazza solare dotata di uno speciale talento per la meccanica, il mercenario Jayne Cobb e l’accompagnatrice Inara Serra. Dopo il primo episodio però l’equipaggio si arricchisce di 3 ospiti, che poi rimangono sulla Serenity diventando parte della ciurma, il Pastore Derrial Book (Ron Glass) e il dottore Simon Tam (Sean Maher).
Il terzo è River Tam (Summer Glau) sorella di Simon, che entra nella nave spaziale nascosto dentro una cassa, che,
per non si sa quali motivi, soffre di una specie di dissociazione dalla realtà.

Analizziamo i personaggi.
La bellezza di questa serie televisiva sta proprio nei personaggi: caratterizzati alla perfezione, faranno sicuramente tornare alla mente, sia per il loro stile, sia per l’ambientazione, film come Star Wars.

Il personaggio di Malcom Reynolds, infatti, è liberamente ispirato a Han Solo, con l’eccezione che Mal è un idealista sconfitto, un romantico costretto a mostrare il suo cinismo riguardo la realtà che lo circonda, il campione della moralità di questo universo che sa sempredistinguere dove sta il bene e che reprimendo fino all’ultimo episodio i suoi veri semtimenti.

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Zoe, è il vice capitano, il braccio destro e migliore amica di Mal, a lui lealissima, è l’unica a chiamarlo “Signore”.
Fu con lui durante la battaglia che dà il nome alla nave. Bella, disincantata, praticissma nei suoi compiti, è anche una super combattente esperta di sopravvivenza. Forse è l’unica persona competente e seria di tutto l’equipaggio, e anche lei reprime i propri sentimenti che riesce adbesternare con suo marito Wash.

Wash, il pilota dell’astronave, è l’esatto opposto di sua moglie: incarna l’anima della festa e della spensieratezza. Nonostante ciò i due si amano alla follia e hanno un profondo rispetto e devozione l’un per l’altro. La scena che meglio descrive Wash ci è data nel primo episodio, dove vediamo il nostro pilota intento a dirigere uno scontro tra due dinosauri giocattolo sopra il quadro generale dall’astronave.

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Kaylee: il mio personaggio preferito! Facendo ingegneria non posso non amarla, condividendo con lei la passione per i motori, il talento che palese nello svolgere il suo mesterie e la femminilità: nonostante faccia un lavoro più adatto ad un uomo, non perde mai l’occasione per ricordare che lei è una ragazza. Inoltre sorride sempre e raramente la vediamo depressa (esattamente come me 😉 )

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Un’altro dei miei personaggi preferiti è il mercenario Jayne. Un tipo brusco e opportunista, che nonostante sia membro dell’equipaggio ogni giorno deve combattere con la propria natura (quella di mercenario per l’appunto).  Più di ogni altro, però, incarna quel disperato desiderio di sopravvivenza e di migrare verso mondi più fertili, tipico degli abitanti dei pianeti periferici.

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River: uno dei personaggi meglio riusciti e con la storia più avvincente. Sorella minore di Simon, un’umana con straordinari poteri di telepatia, vittima di numerosi esperimenti da parte di pericolosi individui dell’Alleanza, è difesa senza sosta dal fratello, un tempo candidato ad una brillante carriera di chirurgo alla quale ha rinunciato per metterla in salvo e sottrarla ad un destino da cavia.

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Simon, come appena detto, è un brillante chirurgo, che al contrario degli altri personaggi, è di famiglia ricca proveniente da uno dai pianeti centrali. In seguito a vicende legate a sua sorella, Simon e River vengono ricercati dall’alleanza, perciò si rifugiano sulla Serenity.

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Book il prete. Nonostante la carica che attualmente ricopre, ha un passato piuttosto travagliato e misterioso… del quale purtroppo non è mai stata fatta chiarezza né nella serie né nel film; né sono note le sue origini. Anche se la carenza sulle sue informazioni potrebbe far pensare a lui come secondario, quasi inutile, invece è un personaggio cruciale nella serie. Infatti supporta l’intero equipaggio aiutando i compagni a risolvere i loro dissidi interiori, i loro dilemmi morali e filosofici.

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Cosa dire di Fireflay? Fin dal primo istante Firefly è stato un commosso inno alla libertà ed è sicuramente un capitolo imperdibile della fantascienza televisiva, nonostante l’incompletezza del progetto. Difficilmente potrete trovare da altre parti quello che Firefly ha da offrirvi. Pur trattandosi di una serie che privilegia l’aspetto descrittivo a quello narrativo, proponendo esclusivamente episodi autoconclusivi, l’atmosfera che si respira è unica.
Non è facile spiegare l’amore che provo per questa serie semisconosciuta al pubblico italiano. Essendo una fan sfegatata di tutto quello che è fantascientifico come Star Trek, Battlestar Galactica, ecc. penso che sia d’obbligo per chi come me ama lo spazio e tutto ciò che ne fa parte, guardare questo fantastico telefilm. A dieci anni dalla chiusura della serie mi emoziono ancora a vedere le puntate e soprattutto mi viene da piangere ogni volta che sento la sigla. E’ chiaro che Whedon in questa serie tv ha tratteggiato alla perfezione l’idea di famiglia una famiglia in cui ogni persona sognerebbe di vivere: in un gruppo tutti abbiamo l’amico pratico, quello buono e giusto, quello rozzo e alla mano, ecc. Ecco! Firefly è proprio questo! E’ un senso di appartenenza e di lealtà verso la propria famiglia, in questo caso peraltro non naturale.
Ed è proprio così che personaggi a cavallo tra bene e male, giusto e ingiusto, possono diventare eroi agli occhi dei propri compagni dei propri famigliari, proprio come tutti noi.

Concludo citando la sigla:

Take my love.
Take my land.
Take me where I cannot stand.
I don’t care,
I’m still free.
You can’t take the sky from me.

Take me out to the black.
Tell them I ain’t comin’ back.
Burn the land
And boil the sea.
You can’t take the sky from me.
There’s no place I can be
Since I found Serenity.
But you can’t take the sky from me.

-T-girl-