Zero in condotta – Jean Vigo

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TITOLO ORIGINALE: Zéro de conduite

ANNO: 1933

GENERE: Commedia, drammatico

DURATA: 41 min

REGISTA: Jean Vigo

PAESE DI PRODUZIONE: Francia

VOTO: 8.5/10

Per capire al meglio il perché di questo film non bi sogna tanto focalizzare l’attenzione sugli aspetti tecnici della pellicola, ma bisogna analizzare con cura e a fondo la vita del regista, tormentata durante l’infanzia e dedita alla critica delle istituzione durante la maturità.

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Vigo fu un regista cinematografico francese, nato a Parigi il 26 aprile 1905 e morto ivi il 5 ottobre 1934. Suo padre Eugène, un anarchico che si firmava Miguel Almereyda (il cognome è anagramma di Y a la merde), nell’agosto 1917, in una fase della Prima guerra mondiale molto critica per la Francia, fu incriminato per alto tradimento e imprigionato. Pochi giorni dopo venne trovato inspiegabilmente morto nella sua cella. L’infanzia di Vigo fu segnata da questa tragedia che lo destinò ad una esistenza da ribelle e da antigovernativo fin dagli anni del collegio, la cui soffocante atmosfera sarebbe stata in seguito da lui evocata in Zero in Condotta e nel quale gli viene contrapposta la furia libertaria della rivolta infantile, creando un vero poema sul mondo dell’infanzia costretto in collegi da una società di adulti che ha dimenticato di essere stata giovane.

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Zero in condotta, è un mediometraggio realizzato nel 1933 ma stroncato dalla censura come “film antifrancese”; perciò uscì nelle sale solo nel 1945. Girato in un solo mese, racconta la vicenda di alcuni studenti di un collegio, ribelli alle regole e al rigore dei sorveglianti, bramanti di una libertà che arriverà solo nell’ultimo fotogramma di questi eccezionali 41 minuti. Nel creare i suoi personaggi di adulti, Vigo parte dalla realtà, una realtà vista attraverso gli occhi di un bambino ribelle e offeso che, diventato uomo, si vendica con la satira. Zero in condotta infatti, oltre che un film divertente e quasi goliardico, è un’opera politica nel senso più anti-ideologico del termine, una beffa al potere attraverso la presa in giro delle istituzioni, come il rettore del collegio che è interpretato da un nano, un piccolo ometto anche più basso dei bambini del suo collegio.

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La rivolta finale, a parer mio la scena più bella, parte dal tetto dell’istituto, dall’alto! Dall’alto proprio perché i bambini, con la loro vivacità, creatività, spigliatezza e sincerità, si trovano moralmente più in alto di tutti gli omuncoli che venerano il rettore il quale è più omuncolo di tutti. Si nota ed è da elogiare la volontà di Vigo di sperimentare nuove tecniche cinematografiche, come ad esempio l’effetto d’interazione tra due scene tramite la tecnica del taglio, il disegno animato, l’effetto rallenty; per questo motivo Vigo va annoverato tra i registi migliori del suo tempo. Inoltre l’operatore alla macchina da presa è Boris Kauffman (fratello del celebre Dziga Vartov, regista, sceneggiatore e teorico del cinema sovietico famoso per l’impatto che le sue immagini hanno sul pubblico), scelto appositamente perché nonostante siano passati solo pochi anni dall’introduzione del sonoro, il regista sceglie ugualmente di usarne il meno possibile a causa delle estreme difficoltà che ancora si presentavano per la presa diretta, ottenendo così un racconto secco capace ancora di concentrare il proprio messaggio nelle immagini, creando così un film immortale.

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-TGirl-

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