Paura e delirio a Barcellona

In vita mia momentaneamente non ho viaggiato molte volte fuori Italia: Indianapolis (Indiana, USA), Manchester (Inghilterra), Amburgo (Germania), Budapest (Ungheria), Salisburgo (Austria), Lubiana (Slovenia). Tutti bellissimi posti che sono riusciti a farmi capire un po’ meglio la storia e la mentalità dei loro abitanti. Poi, a Gennaio di quest’anno, mi è stato offerto di fare un viaggio; tra le varie proposte Parigi era quella a cui puntavo anche se alla fine è stata scelta come meta Barcellona. Confesso che ero un po’ scettico riguardo a ciò che questa città avrebbe potuto offrirmi; dalla fama che la precedeva pensavo fosse adatta solo per chi puntasse ai bagordi notturni e attività affini, e che non offrisse granché a chi punta a conoscere la città e le usanze piuttosto che i locali e le signorine autoctone. Dire “Acciderbolina, sono rimasto piacevolmente sorpreso” sarebbe brutalmente riduttivo, quindi lo dirò così come mi viene: PORCA PUTTANA CHE FIGATA DI CITTA’! Barcellona è infatti la città che più mi è piaciuta tra quelle che ho visitato. Certo, il fatto che sia riuscito a godermela è dovuto soprattutto alla buona organizzazione, senza la quale con tutta probabilità sarebbe stata un’esperienza inevitabilmente stressante.

Abbiamo viaggiato in cinque, siamo partiti il 27 Febbraio e siamo ripartiti il 3 Marzo (tra esami e lezioni siamo riusciti a sfruttare solo questi giorni). Cinque giorni però non bastano per girare nessuno città, infatti non abbiamo avuto il tempo di visitare vari luoghi; credo che per vedere tutto e con calma ne siano necessari almeno 10. Questo periodo è perfetto poiché a Barcellona il tempo non è brutto, non fa freddo, ci sono pochi turisti quindi riesci a goderti la città e tutto ciò che c’è da vedere senza essere pressato dalla fastidiosa orda di ciccioni sudati che nei periodi estivi invade le capitali europee, ed essendo bassa stagione sia i voli che gli affitti non costano molto. Inoltre, dato che ci sono pochi turisti e quindi nelle strade c’è parecchio spazio tra le varie persone, chi di “mestiere” ruba dagli zaini o dalle tasche è poco attivo in questo periodo… anche se nemmeno mezz’ora dopo essere atterrati, dentro l’autobus ultra affollato che ci ha portati al centro, a uno di noi è stata rubata la custodia degli occhiali da dentro lo zaino xD oltre a questo però non ci sono stati altri casi! Attenzione anche quando comprate nei bar: è capitato che un turista in fila davanti a noi per pagare ha chiesto il prezzo di una bottiglietta d’acqua in inglese e il commesso gli ha chiesto 2 euro; subito dopo è toccato a noi che solo dicendo “botella de agua” abbiamo avuto uno sconto del 50%. Coincidenze? Io non credo!

VIAGGIO

Il tragitto complessivo è stato: Perugia-Fiumicino, Fiumicino-Barcellona, aeroporto-centro (di Barcellona) e poi tutto il contrario. Per i viaggi tra Perugia e Fiumicino abbiamo utilizzato una macchina che va a diesel spendendo complessivamente 40 euro. A Roma abbiamo affidato la macchina ad un’agenzia di parcheggio che per soli 21 euro ha custodito la macchina per quattro notti, ci ha accompagnati in furgone fino al terminal da cui sarebbe partito il volo e al ritorno ci ha riportati sempre con il furgone al parcheggio. Atterrati a Barcellona abbiamo preso l’autobus per raggiungere il centro della città, dove avevamo casa. Il volo, andata e ritorno, con la compagnia Ryanair è costato 90 euro cadauno. Mi ha fatto parecchio innervosire la continua e petulante pubblicità che viene fatta nell’aereo durante il volo, hanno tentato di vendere anche profumi e biglietti della lotteria… io boh.

ALLOGGIO

Convenientissimi sono i prezzi per l’affitto di una casa. Tra le molte offerte adocchiato durante la programmazione del viaggio ce ne erano alcune che offrivano un appartamento con cinque posti letto nella piazza centrale di Barcellona, il tutto tra i 15 e i 20 euro a notte a persona. Alla fine abbiamo optato per un appartamento con cinque posti letto, televisore, lavatrice, a un quarto d’ora a piedi dalla Rambla (la via principale della città, dove è concentrata la vita notturna); tutto a 14,50 euro a notte a persona. Unica pecca è stata la pulizia dell’appartamento: il pavimento era pulito, ma le coperte era piene di acari e polvere. Inoltre Joseph, il tizio che ci ha affittato l’appartamento, sembrava Drugo de “Il grande Lebowski” e mi sono stupito di non averlo trovato la sera stessa che lo abbiamo pagato delirante per strada strafatto di roba che aveva comprato con i nostri soldi, però è una brava persona e anche disponibili; la casa era zavorrata da cartine… di Barcellona, non quelle da rollare, e il nostro Joseph ha avuto la pazienza di spiegarci le vie più brevi e la localizzazione delle maggiori attrazioni. Se avete tempo e voglia azzardate un rapido zapping durante le ore notturne per imbattervi in loschi figuri che leggono le carte, tutti apparentemente con un’aura più potente di quella della nostra Wannona; FANTASTICI!

SPOSTAMENTI

Per spostarci, quando è stato possibile, siamo andati a piedi; anche perché è proprio questo il modo migliore per conoscere e godersi la città. Per gli spostamenti un po’ più impegnativi invece abbiamo utilizzato la metropolitana o l’autobus. Il biglietto è uguale per entrambi e il singolo costa oltre 2 euro… troppo; ma se si compra il multicorsa si risparmia tanto, infatti il biglietto da dieci corse costa meno di 10 euro. Se si ha voglia e disponibilità di spendere c’è la possibilità di prendere un taxi, da cui la città ne è zavorrata.

Parliamo di cose serie:

VITTO

Vi do un consiglio, valido per Barcellona come per tutte le altre città del mondo: mangiate fuori casa il più possibile e assaggiate quanti più piatti tipici potete. In questo modo eviterete di dover tornare a casa per pranzo e spezzare così la giornata sprecando molto tempo. Per la colazione ci siamo sbizzarriti a provare ogni mattina un bar differente. Di quattro bar visitati solo uno ci ha delusi, e non poco, sia per cornetti e altre paste che per il caffè. Per pranzare e cenare, a Barcellona ci sono tantissimi locali o bancarelle che propongono cibo tipico e da strada. Vi consiglio di andare al mercato, situato in una parallela della Rambla, dove vendono pesce fresco e fritto, cucina vegetariana, bancarelle di frutta, frullati e yogurt, bancarelle di dolci, cucina orientale. Qui ci abbiamo pranzato due volte: la prima abbiamo assalito la bancarella del vegetariano (nonostante sia carnivoro non sono rimasto per nulla deluso)

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e come dessert abbiamo comprato frutta e frullati; la seconda abbiamo rapinato il tipo che vendeva pesce fritto. Attaccato al mercato è situato il locale svolta della vacanza: il “Wok to walk”; scegliete una pasta di base (spaghetti, riso, nudles, ecc.), e aggiungete condimenti e salse a vostra scelta; cucinano davanti ai vostri occhi utilizzando wok su una fiamma grande piuttosto che su un fornello, ed è bellissimo assistere.

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Assolutamente da provare sono la paella, che si trova a buon prezzo e di buona qualità al ristorante Les Quinze Nits (una paella per due persone costa 8 euro cadauno), un bel locale situato sotto il porticato di una piazza in Barri Gòtic.

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A cena si va a Tapas, che sono crostini o comunque assaggi che mischiano carne, pesce, verdure, salse, spezie e ciascuno solo a 1 euro, 1 EURO… BENVENUTA DISFUNZIONE DEL FEGATO. Se si vuole stare tranquilli si rimane nello stesso locale, se invece avete appena pippato bamba si entra in un locale, si mangiano due o tre tapas, si ordina da bere e si ripete questo per ogni locale che incontrate. Riguardo al cibo trash c’è poco da dire in quanto non ho visto molto. C’era un calippo al chewing gum alla fragola e il solito Magnum allo champagne di colore argento mercurio.

BEVANDE

L’odore del fondo di bottiglia con dentro una sigaretta spenta, l’avete presente? La birra che gli osti e i baldi giovini dell’iberica landa spammano abbestia ha questo sapore e nonostante ciò, come appena detto, tutti la bevono. Un paio di volte ci abbiamo provato a berla, ma nulla. Ha continuato a fare schifo quindi abbiamo ripiegato sulla birra con i cavallini… che poi abbiamo scoperto essere orzata.

LMnB(nella foto TGirl)

Il prezzo delle birre in generale è abbastanza alto soprattutto se confrontato con quello della sangria, la quale non solo costa pochissimo ma è anche nettamente migliore del veleno che qui in Italia gli studenti universitari trasgry autoproduco per poi vantarsene con gli amichetti hipster alle feste sfascio. Attenzione però all’inculata: ogni bicchiere da 20 cl di sangria costa 2 euro ed eravamo in quattro a bere; la cameriera bastasa e caina (e guarda caso ITALIANA), ci ha proposto, come fosse un consiglio da amica, “Perché non prendete la caraffa da un litro da dividere? Costa 12 euro”, al che noi, fatti due conti (3 euro a testa per 25 cl cadauno), ci è sembrata una proposta onesta e abbiamo acconsentito. La bastarda però si è dimenticata di dirci che la caraffa era per metà riempita con ghiaccio e quindi per 3 euro a testa abbiamo avuto nemmeno 15 cl cadauno. Bastarda! Potete invece immaginare la mastodontica erezione che mi ha provocato El Bosc de les Fades, un pub/foresta che ha come uniche luci lanterne appese ad alberi, i quali fungono da colonne e da tavoli; ci sono angoli scavati nel “legno” che creano luoghi un po’ più appartati. Qui il barista mi stava per accoltellare poiché continuavo a chiedergli in italiano dove fosse il bagno senza ricordarmi di essere Spagna.

asdfghjkl Come bevanda trash vi consiglio il succo di lamponi che abbiamo ingenuamente comprato pensando fosse vodka dato che le bottiglie sono identiche; per fortuna ci siamo accorti della sua natura analcolica (leggendo l’etichetta, mica dal sapore), prima che ci “ubriacassimo” con un succo di frutta.

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LUOGHI DA VISITARE

Giustamente vi starete chiedendo: “cosa cazzo è la Rambla?”. E’ la via principale della città, piena di negozi, ristoranti all’aperto, bancarelle, chioschi, artisti di strada, turisti ciccioni, tassisti che ti chiedono se vuoi usufruire del loro servizio, italiani che ti chiedono se vuoi comprare del “fumo”; questo magnifico stradone sfocia in Plaça de Catalunya dove potrete trovare negozi famosi come l’Hard Rock Cafe e la Desigual. Percorrendo le traverse della Rambla si trovano negozi di dischi e cd, chitarre, oggettistica particolare, vestiti e accessori metal, biciclette; in Plaça de l’Àngel ha sede un bellissimo negozio di numismatica. Per noi persone feticiste del fumetto e di tutto ciò che i coglioni definiscono “nerd” ci sono due fumetterie da visitare: una si trova in Via Laietana (a due minuti dal negozio di numismatica) e si chiama Conti Nuara; l’altro invece si chiama Cosmic e si trova nei pressi del Mercat de La Boqueria. Il primo ha sia l’usato con volumi molto vecchi, sia manga e comics nuovi; per non parlare dei gadget e delle action figure. Il secondo è una normale fumetteria ma che è interessante da visitare per le esclusive spagnole (.)(.) più recenti e per gli spillati di testate che qui in Italia distribuiscono affiliate ad altre più famose (ad esempio la storia degli Inumani che loro hanno a parte con copertine fichissime). Se contrariamente a me che mi vesto come un barbone prossimo alla morte tenete all’abbigliamento allora è la vostra occasione: fiondatevi in un negozio della Desigual e svaligiatelo, considerando che i prodotti costano molto meno che in Italia. Allora bischeri, preparatevi psicologicamente a vedere il vostro portafoglio ripetutamente stuprato e non dai taccheggiatori. Infatti il prezzo medio del biglietto per entrare a visitare i luoghi più importati è di 18 euro, esclusa la Torre di Colombo la cui visita costa 4 euro. E’ una torre (grazie, Capitan Ovvio), che si trova vicino alla spiaggia all’inizio della Rambla; dalla cima si gode di un ottimo panorama. E’ bene che sappiate che la maggior parte degli spagnoli, che ci batte poco di testa quando si parla di storia, crede che Cristoforo Colombo fosse spagnolo, insomma un po’ come sostenere che Hitler fosse azteco.

Una delle maggiori attrazioni, e a mio avviso anche la più bella, è Casa Batllò. Salto le informazioni tecniche che possono essere facilmente reperite, ma va assolutamente esaltata l’estetica e a cosa essa è ispirata. Vetri, specchi, colori, giochi di luce, forme sinusoidali, mosaici; questa struttura è il simbolo della primavera, della fauna e della flora acquatico e ciò si riscontra facilmente nella facciata la quale sembra uno stagno rigoglioso nel pieno della primavera. Per me che sono flippato con con l’acqua tutto ciò mi eccita tanto quanto un video porno. Essendo inoltre simbolo del drago che San Giorgio uccide la facciata principale ha colonne che sembrano ossa e vetrate che somigliano a bocche, il corrimano della scala principale è modellato secondo la morfologia di una colonna vertebrale e il tetto è ricolmo di apparati piramidali ma smussati, un perfetto connubio, che ricordano le corna di un drago; visitando la casa è come se stessimo attraversando l’organismo di un mostro marino e ci si può accorgere di come Gaudì plasmasse le sue architetture dall’unione magica di natura, matematica, geometria e architettura. In mezzo ad un ambiente così immobile ed eterno, ricco di fauna e flora, la casa tende a suscitare nel visitatore non tanto l’impressione di un mostro marino o di un drago, quanto più quella di un geco o di un camaleonte. Per godersi questo posto sono necessarie tre cose: calma e tranquillità, serve tempo per vedere e studiare tutto; la guida, che rivela aspetti e dettagli che riescono a far vedere il “quadro” nella sua interezza; luce, tanta luce, per poter godere dei giochi di colori che le vetrate e le piastrelle delle pareti creano al variare dell’angolazione da cui vengono investite dai raggi del sole.

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Altra casa architettata da Gaudì è la Pedrera o Casa Milà. Tondeggiante e morbida nelle linee esterne, aguzza e piena di punte sulla sommità; l’interno mi ha lasciato un po’ deluso, forse perché mi aspettavo qualcosa di strepitoso come Casa Batllò; a parte i telai di porte e finestre che richiamano come prima la geometria di un nautilus, non vi è nulla che mi abbia lasciato a bocca aperta. Forse un pochino il sottotetto che ricorda lo scheletro di un serpente, poi null’altro. Il tetto invece è strepitoso grazie ad un percorso pieno di scale e gradinate, torri sinuose decorate da punte, comignoli con stesso motivo strutturale, archetti e passaggi che aiutano a far focalizzare i punti panoramici migliori… da quanto è intricato ma geometricamente perfetto potrebbero crearci una nuova mappa di COD. Anche in questo caso è necessaria luce per godersi al meglio la visita.

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Anche per la Sagrada Familia vi servirà tantissimo tempo e una bella giornata luminosa. Per visitarla tutta e per bene va via quasi una giornata intera ma ne vale la pena. L’esterno è diviso in quattro facciate, due delle quali ancora in costruzione; su una di esse sono state utilizzate come motivo ornamentale sculture di animali esotici, come serpenti, camaleonti, gechi, lucertole, ecc. La struttura è coronata da famiglie di torrioni di diversa altezza sulle cui sommità vi sono sculture di frutti. La facciata principale narra della nascita di Cristo ed è perciò decorata ovunque con personaggi biblici immersi nella vegetazione; è talmente piena che a primo impatto non si capisce bene su cosa si stia focalizzando l’attenzione. L’ingresso è affiancato da due colonne che poggiano su sculture di tartaruga. La facciata opposta narra la morte di Cristo ed è decorata sporadicamente da statue esili e spigolose. La bomba però resta l’interno: vetrate colorate addobbano tutta la chiesa, bianche coprono l’altare. Le candide colonne si ramificano tendendo al soffitto dando l’illusione di trovarsi in una foresta. Uno spettacolo straordinario che ho passato a fotografare per più della metà del tempo della visita. Ma la perfezione è anche a livello acustico: gli spalti destinati al coro sono sovrastati da arcate studiate apposta perché annullino del tutto il riverbero generato dal canto dei coristi. E’ anche possibile visitare le due torri momentaneamente più alte nelle quali vi sono terrazzi e fessure da cui si può osservare da vicino la struttura dei tetti, le altre torri e le decorazioni collocate più in alto.

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Un’altra giornata è necessaria per visitare Parc Güell, un parco (nuovamente grazie, Capitan Ovvio) abnorme che simboleggia il connubio tra civiltà e natura che ha come risultato un’architettura quasi primitiva. In perfetto stile con questo ambiente tribale c’era una signora dal cervello scarsamente evoluto che continuava a fotografare la propria borsa posizionandola sempre in posti diversi. I soliti giochi di forme e colori adornano parte delle strutture, ma molto meno rispetto agli altri luoghi concepiti da Gaudì. I sentieri tra gli alberi e i pappagalli che vi nidificano aiutano a rendere l’ambiente ancora più ancestrale. Dalla cima del parco si riesce a vedere tutta Barcellona.

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Un altro spazio verde da visitare è il Parco della Cittadella, che però noi siamo riusciti a vedere solo di sfuggita. E’ molto grande con molte cose da vedere, compreso l’airone incazzato che ha cominciato ad urlarci contro non appena ci siamo affacciati su di una fontana da un terrazzamento sotto il quale probabilmente aveva il nido.

Molto bello da visitare è Barri Gòtic, l’antico centro urbano di Barcellona, dove si trova la Cattedrale; abbiamo visitato anche la Basilica di Santa Maria del mar.

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Di chiese da vedere ce ne sono tante, noi abbiamo visitato quelle che ritenevamo più interessanti. Come già detto cinque giorni non bastano per vedere una città, quindi non siamo riusciti a visitare altri luoghi degni di nota, come il museo d’arte contemporanea, Montjuic, il palazzo reale e Torre Agbar; ci sono ancora tantissime altre cose da vedere che per pigrizia non scrivo.

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OSTACOLI

Passando alle cose brutte non posso non citare i cafonerrimi studenti italiani in gita. Non serve sentirli parlare, si riconoscono benissimo dall’abbigliamento assolutamente non sobrio… anzi, anche fossero nudi capireste comunque che sono italiani: basta osservare il loro comportamento, l’atteggiamento e i modi. Patetici, si comportano come se se ci fossero fila e fila di figa che li osserva e che quindi loro si debbano mettere in mostra… peccato che a guardarli ci sono solo io che li prendo per il culo. Per non parlare delle famiglie (sempre italiane) negli autobus, che hanno l’impellente bisogno di dirsi cose futili (es: MARIA, SCENDI IL CANE CHE LO PISCIO), quindi anche se separati da una folla di persone che non conoscono per soddisfare tale necessità cominciano ad urlare. Altro inghippo è la comunicazione con li iberici omi, che sanno di inglese tanto quanto mia nonna sa di meccanica quantistica. Uno di noi ha avuto problemi ad un occhio e si è recato in farmacia; solo per far capire alla farmacista che il problema era l’occhio gli ci sono voluti dieci minuti. E come non raccontare della turista in aeroporto che chiede ad un sorvegliante “Where’s the toilette?” e lui ciccionissimo che risponde “no spic inglisc”. Io boh, siete più disagiati di un gatto in tangenziale.

Non c’ho voglia di scrivere una conclusione, quindi ciao.

-IlGeco-

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